e tutti li tentativi amichevoli bagonghi

Ieri siamo incocciati in Luca Ferri, oggi abbiamo sfrucugliato nel suo sito e abbiamo trovato questo:

“La nostra ricerca è ferma. È un linguaggio non privo di alfabetizzazione dove spesso e soventemente, chiameremo materia la tecnica, si sconfina in una fuga dalla stessa balbettando una lingua disconnessa, quasi un lazzaretto sonoro (rif. D.A.). Si crede, come certamente appare ovvio pure dai testi ecritti, di non dover allampinare a lungo nei metronomi ritardati delle nouvelle a tut le cost o delle recerche dai tompoli descrittivi. Se nei testi si rocambolesca in secchi barocchismi al contrario, ma è pur sempre la istessa e perpetrata rovina, in la recerche d’immaginine ci si spoglia. I doppioni smerilian come l’assoli dell’ultimi castrati. Epifanie. Barbagianni. Foto di rovine senza nemmeno le ruine, umani senza corpi e se per se capitati al puntaggiusto, segati nei capi, nelle occhie, le pupille. Si ricerca sempre la istessa cosa. Non si aggiunge certo arcuna cosa. Par sempre qualcosa di diverso la medesima cosa. Il lazzaretto sonoro (rif. D.A.) si reitera come grumo di passacaglia. Perlappunto. La passacaglia dei vuoti urbani. Delle cicorie dismesse. le recerche ossessiv de d’esagirate geometrie, appunto imposibili da non riproporre in salsette nove cehhcè ne si dica essendo la base sempre condivisa del vero intellettuale di nicchia. (…)

(…) Per quanto ci riguarda la privazione dei ritratti in immagini e dettata dal fatto di un sentore di ributtanza non certificata sui connotati d’origine. Cosi pure per i paesaggi, i documentari e tutti li tentativi antropologici dei pur bravi e amichevoli bagonghi. È la giovinezza di chi si bea. La nostra ricerca è ferma. È un linguaggio non privo di alfabetizzazione dove spesso e soventemente, chiameremo materia la tecnica, si sconfina in una fuga dalla stessa balbettando una lingua disconnessa, quasi un lazzaretto sonoro (rif. D.A.). Dovendone caso mai disfarsene per certo sapere che non v’è alcuna possibilità di farlo, ecco che si tornerebbe al cheto e torpiloquio tormento di porsi sempre come domando il fatto insanato di cosa mai ci stessi facendo nelle cave a mezzogiorno fotografando sputi catramosi, a mio dirsi belli, a dirsi dell’operai ingombri al netto del piazzale. Ecco che la riserva di sanità ripristinata dalla giovinezza si è riperduta nel rigodon di un quesito pustolante. Così via.”
Luca Ferri, sull’immagine

(sempre lode alle quaglie e al barbagianni)

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