1. La caffettiera del masochista

L’estate fresco-torrida è arrivata, i tweet impazzano febbrili nelle timeline,  sulle spiagge, nelle baite, negli autogrill o a casa vostra in mutande & canottiera, in tutti i laghi e in tutti i luoghi. Potevamo non farci trovare pronti? Sì, ovviamente, anzi: è capitato quasi sempre. Ma stavolta no: contro ogni pronostico, a partire da questo post iniziamo ad abbozziamo le idee che possono tornare utili per orientarsi sul tema della scrittura geolocalizzata. Usciranno un po’ a casaccio, in un disordine ordinato, ve ne farete una regione.
Abbiamo già visto che grazie ai social media, soprattutto in modalità mobile, è in atto la più grande operazione di scrittura della storia dell’umanità. Milioni di persone scrivono e scrivono qualunque cosa, ovunque e a qualunque livello. Miriadi di contenuti talmente abbondanti e impermanenti da rendere impensabile designarli come “roba da leggere”. Per questo la sfida dell’editore è quella di trovare una modalità di pubblicazione che consenta di orientarsi e di organizzarli, questi contenuti.

Una spiacevole aritmetica
Il 99,9% di quanto viene scritto e trasmesso in una unità di tempo grande a piacere (un minuto, un giorno, una settimana, un anno) non lo leggeremo mai. L’editore che voglia creare valore sul mercato proporrà al suo pubblico dei sistemi di filtro e di tagging basati su algoritmi, per orientarsi in queste scritture affioranti e abbondanti.

Esattamente questo è il contesto in cui nasce pleens, la piattaforma di gallizio editore intesa a pubblicare scritture emotive nello spazio. Piuttosto che su un catalogo, la piattaforma pubblica su mappe: mappe geolocalizzate, in cui le persone s’imbattono in contenuti, emozioni, esperienze (non ultime le esperienze di acquisto). L’estate di gallizio editore sarà dedicata alla scrittura di post dedicati esattamente a questo: cosa cambia per un autore, un editore, un lettore nel momento in cui la scrittura si fa diffusa, affiorante e geolocalizzata?
Cambia tutto. Per oggi partiamo con una nota di contesto che potrete usare comodamente sotto l’ombrellone per incuriosire quella signora grassoccia che legge “Chi” con la cuffia in testa a poche sdraio di separazione da voi. Ditele più o meno così: siamo abituati a pensare che il nostro panorama mentale consista di un sistema nervoso centrale che raccoglie stimoli (input) centralmente e restituisce feedback a livello locale. La nostra mano tocca una caffettiera rovente, i recettori trasmettono al cervello l’informazione “scotta” e il cervello restituisce un feedback che dice “molla lì!”. Le ultime ricerche neuroscientifiche tendono a suffragare l’ipotesi che esista anche un’intelligenza periferica nelle terminazioni nervose, ovvero sia che la mano in qualche misura decide autonomamente lì e ora che deve mollare la presa sulla caffettiera. Ecco: noi pensiamo che per l’editoria stia succedendo qualcosa di molto simile. L’autopubblicazione (il c.d. “self-publishing”) non è altro che una mano che dice “ocio che scota!”. Avere un cellulare (guarda caso un terminale) con una enorme potenza di calcolo significa avere a disposizione uno strumento di scrittolettura connesso e ubiquo a livello periferico. Come cambiano la scrittura e la lettura, che abbiamo imparato a considerare come un tutt’uno nella scrittolettura nel momento in cui tutto l’apparato di conoscenze, connessioni, identità e appartenenze è presente istantaneamente in ogni “qui e ora”? Seguiteci e lo scopriremo insieme.

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Un pensiero su “1. La caffettiera del masochista

  1. Un flusso vastissimo di informazioni e dati. Mi fa pensare però il “supporto” sul quale scriviamo. Gli Egiziani avevao come supporto pietre e tavolette d’argilla ad esempio. Quando l’umanità si estinguerà non ci sarà più testimonianza della nostra epoca, ma probabilmente rimarrano solo testimonianze di popoli più antichi. Fa sorridere pensarci.

    LL.

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