3. Come sbarazzarsi di un limone senza farsi arrestare

Se c’è una cosa che non sopporto della nostra casa è la mia pigrizia. La sistematica negligenza con cui fingo di non vedere le piccole faccende quotidiane innesca tutta una serie di fastidi che la trasformano in una prateria di disordine sconfinato in cui galoppa la mia arteriosclerosi. Niente di che, lo so, ma abbastanza per vivere piuttosto scomodi. Per questo cerco di approfittare di ogni minima occasione per tendere trappole alla mia pigrizia e porre fine almeno a qualcuno di questi fastidi. L’altro giorno, ad esempio, ho avuto una visione: se sbrino il frigo posso alleggerirne il lavoro del  motore elettrico e liberarmi dell’eterno ronzio da sovraccarico! una intuizione entusiasmante, che mi ha regalato l’ebrezza di sbarazzarmi anche di quel migliaio di tubetti, mostarde e marmellate che svernano da mesi nelle sue segrete. Ok, non l’ho sbrinato, però l’ho fatto sbrinare alla santa donna che ogni settimana viene a salvarci dallo sporco impossibile per il nostro bel poltrire. Le sorrido e le faccio: “Visto che ce ne andiamo per un paro di giorni, il frigo può restare spento (grande giubilo!): per piacere sbrinalo e prenditi tutto quello che ti interessa, il resto buttalo!”.  Detto, fatto: quando rientro dall’ora d’aria vedo il frigo lindo e silenzioso, il turbine di avanzi & avanzoidi svanito e un limone appoggiato al ripiano della cucina. “E tu?” un bel limone di sicilia, gagliardo e ben lungi dal poter esser destinato alla pattumiera. Dieci secondi d’incertezza e PAM!, risolto: mi torna in mente che da mesi dobbiamo un limone ai vicini, glielo lascerò appeso “nel suo bel sachetino” alla maniglia di casa (retromotivo: sono un po’ orso e non ho voglia di suonargli ed esplicitare la novella cassabilità del maltolto. Detto, fatto. Appendo, tendo l’orecchio: tutto tace. Meglio. Risalgo e mi avvio all’efferato compito di far le valigie. Un ronzio: no, questa volta non è il frigo, è il pensiero che se quello magari è in ferie il limone resta appeso al caldo fino a prender le scale da solo. Ok, scendo, recupero sacchetta e limone e pigio il tasto snooze sul limone. Riempio le valigie, scanso lo scansabile, delego il delegabile, dimentico il dimenticabile (pare mi accinga a trascorrere l’agosto senza brache estive, meglio così) e me ne esco verso l’autonoleggio. Col limone in mano. Mentre scendo le scale si affaccia l’idea di regalarlo al bar sotto casa. Siamo pressoché in confidenza nonostante lo bazzichiamo poco, abbastanza perché accettino il limone senza pensarmi un avventore psicopatico pronto a balzare alle cronache con un titolo belle che pronto: “Stricnina al limone: incensurato ex-funzionario di banca avvelena il barista con un agrume”. Uhm… si potrebbe fare ma subito mi viene in mente la coppia di culturisti rumeni che staziona fissa giù al bar tra una sigaretta, una bionda da piazzare e una passata di video-poker. In effetti non avrò neanche niente di prezioso in casa, è vero, pur tuttavia non mi pare un’ideona esplicitare ai due energumeni che la casa è vuota. Per cui proseguo verso la metro, con chiavi, telefono e limone in mano. Sembra facile, ma la questione va posta: a quanto pare viviamo in una società in cui non è per niente scontato trovare il modo di dare un limone a qualcuno in una forma non monetaria. Finché lo compri o lo vendi tutto bene, ma se devi disfartene e la tua rete più prossima non ce l’hai sottomano tocca buttarlo. Col cazzo: niente pattume, decideo di non desistere ed ecco che il genius loci della filovia mi regala un’idea luminosa: “Fai così: passa davanti a un ortolano e libera il tuo limoncino in una cassetta di agrumi suoi consimili!”. Non male, caro genius. Il fatto è che io sono di prescia e a mia memoria non ci sono fruttaroli nei tre isolati che mi separano dalla fermata di una metro che a questo punto non posso non prendere al più presto. Decido di procedere senza decidere le sorti di fratello limone. Il segreto, in fondo, è accogliere l’indecidibilità sul momento e aspettare un momento più propizio. Scendo nel mezzanino, mi calo per le rampe e, limone quasi baguette sotto braccio, vedo avvicinarsi le carrozze. Salgo, partiamo, mi spulcio twitter. Una fermata, due, ne mancano tre o quattro a destinazione ma non mi agito. Già m’immagino sulla Modena-Brennero col mio bel limone al sole sul cruscotto a premarcire quando la sento arrivare. Avrà una settantina d’anni, foulard a fasciare la testa voncia e un caracollare affabile col  bicchiere in mano in cerca di spiccioli. Continuo a leggere i tweet, la sento avvicinarsi: “[frase incomprensibile in lingua slava vagamente minatoria]… moneta Signore?”. È un attimo: il limone è nelle sue mani. lo soppesa quasi stupita, non fosse che un sorrisone le si accende in viso.

Fatta. La vita forse è solo il sorriso di una zingara mentre stai spremendo altri progetti.

photocredit: charles chan*

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