precari senza orologio

C’è un piccolo esercito di persone che, senza dichiarare guerra a nessuno, ha scelto quello che, quando imposto, viene definito precariato. Sono una di loro e lo sono soprattutto perché l’idea di dovermi alzare la mattina per vestirmi e scaraventarmi in un altro posto dove stare per un tot di ore senza poter uscire mi è sempre sembrata strana. Non noiosa, faticosa o pesante: strana. Non vedo niente di male nel vendere il mio tempo, le mie capacità e la mia disponibilità: trovo solo strano doverlo fare in un posto altro, spesso rumoroso e abitato da persone che mai avrei scelto di frequentare e doverlo fare in un tempo preciso, non entro un tempo preciso come sarebbe naturale. Continua a leggere “precari senza orologio”

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4 e 2 sei –> the King is gone

Scorro velocemente i miei proclami:

“Tranquilli, vi pubblicherò tutti”

“il Self-Publishing è come stampar moneta”

Chi scrive millanta. E se l’autore millanta, l’editore non è altro che il pusher, il portatore malsano, l’emittente in prodotti derivati tossici di questo millantare.

L’editore nonlegge, figuriamoci se pubblica. L’editore è una brutta persona, l’editore è blasfemo, si nasconde, l’editore sfugge e si mimetizza. L’editore non ha un catalogo: bleffa, è evidente che bleffa.
Forse è venuto il tempo di fare un po’ meno sul serio. Visto che è oggi, voglio farmi un regalo di compleanno: pubblicarvi tutti, vedere come pubblicarvi tutti. Continua a leggere “4 e 2 sei –> the King is gone”

50 sfumature di #pms

L’aspetto più interessante di lavorare al lancio di un libro come 50 sfumature è la possibilità di leggere e interpretare tutte le reazioni senza la preoccupazione che critiche, polemiche e stroncature possano influire sul modo in cui i lettori vivranno il libro. La trilogia è stato immediatamente amata da milioni di lettori in tutto il mondo e le stroncature (numerose, virulente, orgogliose) non hanno fatto altro che consolidare la community delle innamorate di Christian Grey, un clamoroso caso di bonding letterario (ah ah). Continua a leggere “50 sfumature di #pms”

tutta Taranto in una poesia di Bolaño

A quel tempo avevo vent’anni
ed ero impazzito.
Avevo perso un paese
ma avevo guadagnato un sogno.
Se possedevo quel sogno
il resto non importava.
Né lavorare né pregare
né studiare all’alba
insieme ai cani romantici.

E il sogno viveva nel vuoto del mio spirito.
Una stanza di legno,
in penombra,
in uno dei polmoni del tropico.
A volte mi rigiravo dentro me stesso
e visitavo il sogno: statua  resa eterna
da pensieri liquidi,
un verme bianco si contorceva
nell’amore.
Un amore sfrenato.
Un sogno dentro un altro sogno.
E l’incubo mi diceva: crescerai.
Ti lascerai dietro le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma in quel tempo crescere sarebbe stato un delitto.
Sono qui, dissi, con i cani romantici
e qui rimarrò.

Roberto Bolaño

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dei conflitti d’amore fraintesi come conflitti d’interesse

alla fine si è autopubblicata: l’articolo di Mafe de Baggis compare solo qui, da questo momento e per 24 ore in esclusiva per gallizio editore, poi da domani sarà scrittoleggibile ovunque: su Rakam, come feuilleton estivo allegato a “Le novelle dell’infanta”, gracidato nei fossi dalle rane, decantato dal banditore di Marsiglia (uno che di soap opera […]

4. Quotarsi al buio, o il paradosso di Facebook

 

“La galleria è una notte per gioco,/

è corta corta e dura poco.//

Che piccola notte scura!/

Non si fa in tempo ad avere paura.”

Gianni Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Torino, 1960

e Luca Andreoni,  Tunnel, 2005-2006

 

Una galleria, di notte, sospesa in mezzo all’autostrada. Magari ti ci avventi incontro ai centocinquanta all’ora, le ruote che pulsano ipnotiche sulle intercapedini del viadotto, il cemento ti mozza il respiro e PAM! sei dentro, solo buio, anche di giorno. Ad aumentarlo, le lame di luce rasentano l’occipite in un singulto a raffiche, per finire affondate nel pozzo che pulsa là in fondo: l’uscita, corpo abbagliante in una promessa di cecità. Continua a leggere “4. Quotarsi al buio, o il paradosso di Facebook”