50 sfumature di #pms

L’aspetto più interessante di lavorare al lancio di un libro come 50 sfumature è la possibilità di leggere e interpretare tutte le reazioni senza la preoccupazione che critiche, polemiche e stroncature possano influire sul modo in cui i lettori vivranno il libro. La trilogia è stato immediatamente amata da milioni di lettori in tutto il mondo e le stroncature (numerose, virulente, orgogliose) non hanno fatto altro che consolidare la community delle innamorate di Christian Grey, un clamoroso caso di bonding letterario (ah ah).

A me la trilogia è piaciuta, mi è piaciuta moltissimo: mi sono divertita a leggerla (nonostante gli innegabili difetti) e mi sono soprattutto divertita a cercare di decifrare il motivo di questo incredibile successo. Ieri sera, parlando d’amore con amici, credo di aver capito: il punto non è Christian Grey, il punto è Anastasia Steele.

Come molte, moltissime donne Anastasia (Ana) non può proprio accettare che un uomo voglia davvero lei. Le sue reazioni al serratissimo corteggiamento di Mister Grey sono ai confini della stolidità: qualunque cosa lui faccia, lei dubita. E i dubbi non nascono dalle perversioni sessuali, dal passato oscuro, dal “carattere mercuriale” etc etc: sono proprio i cari vecchi dubbi di molte di noi, il #perchéproprioio, il #dicechemiamamanonèvero, il #appenamiarrendosparisce. Ana non crede di poter essere amata e di essere degna di amore, ed è in questo che milioni di donne si sono riconosciute, ma solo perché, contrariamente a quanto hanno scritto decine di commentatori, Ana non si sottomette un cazzo, neanche quando crepa di mal d’amore, neanche quando scopre che lui guadagna #centomiladollarilora che è vero che #ancheiricchipiangono ma insomma se ti vuole regalare qualcosa è normale che sia in proporzione, neanche quando è chiaro che lui è pronto a fare qualunque cosa pur di averla.

Pensare che Ana sia sottomessa solo perché si fa bendare, legare o menare (poco) significa o essere a caccia di facili polemiche (niente di male) o non aver letto il libro (probabile), perché quello che ti tiene inchiodata a pagine quasi archetipiche nel loro essere #giàViste è una che – come te – non ci crede che lui ti voglia davvero ma – come vorresti fare tu – non gliene lascia passare una, al povero Christian Grey, che è sempre lì bellissimo, scolpito, col cazzo duro, il portafogli aperto e il vino a temperatura ma niente, Ana non si accontenta neanche della favola.

Scrivo tutto questo dal mio angoletto di lettrice, sia chiaro. E L James non ha certo bisogno di me per continuare a vendere, milioni di donne continueranno a divertirsi con la versione moderna del Principe Azzurro e migliaia di altre continueranno a indignarsi gratis (e senza dover leggere neanche una pagina!).

Annoto tutto questo perché Cenerentola era la tesi, Pretty Woman l’antitesi e Anastasia Steele la sintesi: una vergine insicura felice del suo focolare, pronta a mandare affanculo il principe di turno se questo si mette di punta a una delle sue 50 sfumature di paturnia.
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photocredit mario pischedda

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3 pensieri su “50 sfumature di #pms

  1. Dopo aver letto questa recensione, ti posso dire che un uomo come Grey l’ho conosciuto e mi ha fatta a pezzi psicologicamente ed è un’esperienza che non ti auguro.
    Non sono in cerca di facili polemiche, sono solo scioccata dalla leggerezza con cui hai letto e commentato questo libro.
    Non si richiede ad una donna di essere un’amazzone, una Giovanna D’Arco dei nostri tempi, una Mulan dell’ufficio, una Mata Hari coi codini, ma di saper essere forte e rispettosa di sé stessa: una donna che si rispetti accetterebbe mai l’imposizione di anticoncezionali ormonali, che non sono precisamente senza controindicazioni (e li ho presi per quasi due anni per curare delle cisti ovariche quando ne avevo quattordici, quindi so di cosa parlo) solo perchè al signorino non piace il preservativo (ma povero caro! E già questo sarebbe da commentare, perchè in un epoca in cui la consapevolezza sessuale dovrebbe essere all’ordine del giorno e in cui le malattie veneree si contraggono come il raffreddore, questo è un messaggio diseducativo) e lui sa “cos’è meglio per io suo corpo” (cos’è, siamo tornate al Milleduecento? Da quando un uomo sa cos’è meglio per il corpo di una donna? Le lotte femministe, che sono durate millenni, a cosa sono serviti? Il diritto all’aborto, all’emancipazione, al lavoro e ai pari diritti sono stati dimenticanti in un cassetto?)? O che firma un contratto che non sta né in cielo né in terra e che, a ben vedere, viola tutti i suoi diritti e la priva di ogni libertà (ti sembra giusto che un uomo possa decidere cosa dobbiamo mangiare, chi dobbiamo vedere o quanto dobbiamo dormire?)?
    La sottomissione nel bondage è ben altro, quindi se Anastasia si fosse fatta sculacciare un paio di volte in un sano rapporto D/s (che non è ciò che filtra da questo libro, che presenta il bondage come il diretto risultato di un’infanzia difficile e disagiata e di un passato da milfettato, che poi meriterebbe un discorso a parte, perchè questa potrebbe essere considerata pedofilia, e negli Stati Uniti una donna che, negli anni Novanta, sedusse un ragazzino ed allacciò un rapporto anche sessuale con lui, finì in galera), nessuno avrebbe avuto da ridire, ma qua si parla di rapporti al limite del consenziente, di stalking (perchè uno che ti traccia le chiamate è uno stalker, reato punibile per legge), di maniaco del controllo (e non in senso “positivo” o come risultato di qualche mania ossessiva compulsiva, ma di una specie di stato psicotico tratto da Psicologia per negati).
    L’ammoreh (e non ho sbagliato a scriverlo) descritto nel libro è insano, malato e, purtroppo, non irreale nel suo contenuto, quanto nel finale. Un rapporto, per quanto mi è stato insegnato da mio padre e penso di non aver ricevuto un’educazione così particolare, si basa sul rispetto e la stima reciproca, sul rispettare le libertà altrui e anche la sfera sessuale, che, ci terrei ricordati, non funziona esattamente come descritto nel libro: il primo rapporto non è una specie di trapanatura indolore con tanto di due orgasmi e un qualsiasi rapporto sessuale senza dei preliminari seri, che io non ho ancora visto su codeste pagine, rischia di essere doloroso, se non di sfociare addirittura in lesioni vaginali.
    Ripeto, tutto questo nel libro non c’è: c’è solo un uomo egoista e prepotente che si bomba una verginella che non ha mai nemmeno avuto un pensiero non proprio pulito (e, diciamocelo, è molto dura) senza nemmeno preoccuparsi di lei. Se Anastasia fosse stata una vergine normale alla prima volta, sarebbe scappata urlando dal letto.
    Io in Anastasia ho visto tante cose, ma non la realtà: lei è sottomessa a Christian (perchè ti sfido a trovare una donna sana di mente pronta a diventare una schiava firmando un contratto che va tanto atto di vendita di una mucca), è irreale, non perchè non sia una femminista da barricata, ma perchè è sospesa in un mondo che gira attorno alla pura apparenza, che non da il minimo spazio all’introspezione (infatti è un libro estremamente superficiale, i personaggi non hanno un vero carattere, che si riduce inevitabilmente ai pensieri sconclusionati della protagonista e alle dimostrazioni di forza e maschilismo di Christian) e in cui conta solo il decoro e la dimostrazione di agio e potere pecuniario (se Christian l’avesse davvero amata e apprezzata come donna, davvero le avrebbe imposto una “divisa” comprandole lui stesso i vestiti che, guarda caso, la mimetizzano in una classe sociale che non le appartiene, ma che invece appartiene a lui? O l’avrebbe lasciata libera di indossare ciò che meglio crede e che la fa sentire a suo agio?), è anche frivola e non solo nel suo vergognoso modo di cedere la sua dignità di essere umano (e forse non è nemmeno classificabile come schiavo, perchè per lo meno essi sono costretti alla privazione dei diritti e alla brutalità a cui sono sottoposti), ma addirittura nel suo modo di stuprare la letteratura inglese (no, Tess dei D’Uberville non parla di una donna nel posto sbagliato, al momento sbagliato e nell’epoca sbagliata, ma ha significati ben più profondi, come la lotta di classe e il destino della donna) e di appiattire ogni singola riflessione al grido di “lui ama proprio me”!
    Questo libro non va letto come si potrebbe leggere un Harmony, ma come si potrebbe fare con un testo di filosofica: con il pensiero critico marxiano,estrapolando da tutta questa “porno fluffa” il reale significato, un significato degradante e deprimente che la dice lunga non solo sulla società, ma su quanto abbiano fallito le suffragette e tutte quelle donne che, in cerca della propria libertà, sono state messe al rogo come streghe.
    Questa è la mia opinione, ovviamente non mi aspetto né pretendo che tu la condivida, perchè, a differenza di ciò che traspare dalla tua recensione (o meglio, invettiva) io non mi aspetto mai di convertire né di avere sempre ragione: ho semplicemente voluto mostrarti un altro modo di interpretare questo tripudio di maschilismo e cultura dello stupro.
    Questo può essere il moderno “romanticismo”, ma io non ci sto. Io sto sulla barricata, con le ultime femministe.

    1. Giusto 🙂 Intendevo che lo accetta… che poi alla fine sto contratto viene effettivamente seguito per cinque secondi, ma comunque la dice lunghissima sulla sanità mentale di certa gente.

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