4 e 2 sei –> the King is gone

Scorro velocemente i miei proclami:

“Tranquilli, vi pubblicherò tutti”

“il Self-Publishing è come stampar moneta”

Chi scrive millanta. E se l’autore millanta, l’editore non è altro che il pusher, il portatore malsano, l’emittente in prodotti derivati tossici di questo millantare.

L’editore nonlegge, figuriamoci se pubblica. L’editore è una brutta persona, l’editore è blasfemo, si nasconde, l’editore sfugge e si mimetizza. L’editore non ha un catalogo: bleffa, è evidente che bleffa.
Forse è venuto il tempo di fare un po’ meno sul serio. Visto che è oggi, voglio farmi un regalo di compleanno: pubblicarvi tutti, vedere come pubblicarvi tutti.

Facciamo un po’ d’ordine:
la lettura digitale non esiste, la lettura lenta non si estingue

la mente è aperta: esattamente come amo pensare che la lingua è viva, che la lingua muta, anche la lettura e la scrittura mutano. Mutano per il semplice fatto di essere in gioco. Impariamolo a memoria Cortazar sul gioco.

Non avere un catalogo non è una rinuncia ma un rilancio.
Ora la lettura e la scrittura si son fatte atto linguistico unico, unificato, indistinguibile.
Immaginate due lancette: una indica il livello di scrittura, l’altro quello di lettura.
Non leggere è impossibile (del resto leggere è una maledizione).
Leggere senza scrivere è solo un caso particolare, un caso limite di scrittolettura: la lancetta della lettura è a 100, quella della scrittura è a zero.
Mentre leggiamo la nostra testa pone in essere tutta una serie di operazioni mentali e non da oggi: prendere un appunto, associare quell’altro autore, provare disagio per una descrizione, perdere il filo di quello che stai leggendo per poi vederlo riaffiorare non si sa come, girato l’angolo.
Ecco: ora tutti questi atti mentali (siano essi chiosa, atto o abbozzo di scrittura, sinestesia, associazione, flusso di coscienza) sono rilevanti, sono esplicitabili, sono corredabili sui social e sui personal media.
Relegare questi atti mentali autoriali e linguistici in un libro è impraticabile. Cassarli solo perché non sono affioranti sulla pagina di carta (o su quella elettrostatica di un ebook, che è la stessa cosa) impensabile.
Dunque nessun catalogo, ma una nuova metafora di pubblicazione: la mappa. Per questo abbiamo creato Pleens
Mappa che si fa mappa mentale quando è a corredo di un testo e mappa che si fa carta geografica quando il movimento, l’attraversamento dello spazio-tempo diventa rilevante. Qui e ora rilevante. In qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.
Dunque come editore mi regalo una piattaforma in cui tutti possiamo essere autori. da qui il “Tranquilli, vi pubblicherò tutti” (slogan non mio, ma attribuitomi dal genius mario pischedda).
Tutti possiamo lasciar tracce di scrittolettura su qualunque spazio di pubblicazione. Che cos’è uno spazio di pubblicazione? È un qualunque spazio connotabile con un atto di scrittolettura: per un tagger un muro dello spazio urbano, un marciapiede, o le carrozze di un treno; per una persona il proprio corpo tatuabile, una maglietta su cui riportare un pensiero, il proprio screen-saver, una cornice digitale che si fa display e terminale dei propri pensieri in tempo reale, una timeline di twitter o di facebook, la coda scritta trainata da un ultraleggero nel cielo sopra la spiaggia, il telaio di una bicicletta tirato a nuovo, gli otto che disegniamo zigzagando per la strada, le piastrelle nere che calpestiamo e mai le bianche.

Si tratta editorialmente di prendere atto che ora tutti questi segni, queste tracce identitarie così impermanenti e affioranti quanto impresse nel nostro immaginario, possono essere resi pubblici e condivisi istantaneamente e senza costo marginale.
I curatori, i tagger, i cut&paster sono i peptoni ultrapeptici nell’atto di insapidazione collettiva del grande bolo di scrittura che inconsultamente produciamo in ogni istante.
Nel flusso sterminato dei segni ogni tanto la mente associa, incocca e riconosce del senso e allora lo ri/produce. È il like, o il retweet, o il retumblr, contrazioni interstiziali che pro/ducono il senso del mondo. Lo producono letteralmente, ovvero lo fanno procedere, nello spazio tempo.
La pagina fissa è un caso limite, un caso particolare: il Bodoni che incesella una figura tanto felice da riuscire a veicolare senso anche privata del movimento, della traccia affiorante intrinseca. Ma sempre verrà ripresa, riprodotta, rimessa in moto, affiorante da una citazione, un like, un retweet, un cut&paste, un blob.
È quello che Alessandro Baricco per i Barbari chiama sequenza, altra messa in moto di senso. (“Il libro, di per sé, non è un valore: il valore è la sequenza”).
Io credo che se editore è chi pubblica, ovvero chi rende pubblico gli esiti di queste concatenazioni di senso, ebbene sarebbe criminale non produrre queste nuove potenzialità espressive di scrittolettura. Se il senso del mondo è promuovere quanto più piega e dispiega, quanto si fa significativo nei segni, ignorare questi atti linguistici sia se non un auto-da-fé un votarsi suicida all’irrilevanza.

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