::: extra time ::: j’adore la peau lisse

Se c’è l’odore, ci sono io, gli animali, i mancati denti del giudizio, i palindromi, il mare (Le propre, La peau douce)

Lunga sulla sabbia, pancia in giù, faccia schiacciata sul braccio. E là che lo sento forte: piega del gomito. L’odore. Funziona così, dalla prima primavera all’ultimo autunno, al mare. Io lavoro con gli animali. Non gli animali che regaliamo a bambini crudeli, vittime di soprusi (gli animali). Animali da reddito, vittime di soprusi (gli animali e anche il reddito). All’ora di pranzo io nuoto. Al mare, occorre andare. Quindi, terminato il lavoro con gli animali, sfilo la tuta blu da meccanico, mi disfaccio con violenza di due stivali verdi di plastica e sono pronta. Non passo a casa per una doccia: tempo scippato alla nuotata. Allora l’odore c’è. Quello degli animali. Non teme lo strato sottile di cotone (tuta blu da meccanico). La mia pelle la conquista con disinvoltura e non l’abbandona. Poi ci sono i capelli che sono lunghi e per lui una vera orgia di potere. E la bocca. E sì, anche lì. Mutazione: da odore a sapore. Palato, lingua, anche quelle convessità gengivali distali (piccoli tumuli etruschi, denti del giudizio mai vissuti). Ho l’odore degli animali, non solo perché li ho palpati, capovolti, accarezzati, sangue, deiezioni. Umori, umore: il loro, il mio. Ci siamo stretti per ore e mi domando tante volte se non siano infastiditi dal mio odore o lo amino, quando la mattina arrivo, ancora pulita. Lo avvertono da lontano? Sì, certo. Ma ero alla mia spiaggia. Mi metto seduta: è arrivato il palindromo. Perché mi diverte inventare palindromi. Sono già pronti nella testa ma li scrivo a matita su un foglio: il retro di un vecchio orario delle lezioni del mio corso universitario. L’ho fotografato il foglio: gli intrecci grigi, quelle sovrapposizioni assurde. Poi mi alzo, passo a distanza dagli esseri umani, perché io per loro non ho l’odore degli animali, io puzzo. Mi tuffo e nuoto. L’acqua ghiacciata di marzo, l’acqua tiepida di ottobre, non esiste differenza. Quando esco dal mare, so perfettamente che l’odore non c’è più. O meglio: c’è ancora ma sopra c’è quello del sale. E il sale per me, forse solo per me, ha un odore fortissimo.


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