::: il libro senza catalogo :::

"I force myself to contradict myself in order to avoid conforming to my own taste" (Marcel Duchamp)

[in esclusiva mondiale, la mia prefazione-invito alla crocifissione di Mario Pischedda]

::: Cahier de Pischedda ::: stati di morte apparente, verso la scrittura di Mario Pischedda

In principio era il software e andava tutto bene: la scrittura fluiva liquida e inarginabile in perenne movimento.
Poi arrivò l’hardware e le cose cominciarono a complicarsi. Per esempio con i libri, veri e propri contenitori per scritture imbalsamate, crocifissioni su carta.
Nel suo moto perpetuo, la parola f/oto/grafia di Mario Pischedda non mi ha mai deluso. Né mi delude ora che ha deciso di fissarne un tassello infinitesimo sulla pagina. Con la mia insegna sopra. Dettaglio non indifferente, pista d’atterraggio luciferina. Se non altro perché a prima vista si autocertifica come mio titolo, sotto l’egida di un editore che ha fatto dell’assenza del catalogo la propria ragion d’essere.

Un pezzo di software incagliato in un moloch.

Sono molti i motivi per cui ho deciso di pubblicarlo comunque. Il più banale è che respingerlo applicando la regola del senza catalogo avrebbe significato pubblicare la regola, crocifiggerla su carta o scolpirla nella roccia. E a quel punto, scrittura morta per scrittura morta, Pischedda è autore senz’altro più conturbante di un decalogo del senza catalogo. Corollario infimo è che essendo l’editore incline al tradimento ama tradire tutti, soprattutto se stesso. E pubblicare Pischedda su carta è un tradimento sontuoso.

Le scritture di Mario Pischedda attingono alla parte ctonia di Ichnusa. La maschera e le scritture: in Mario Pischedda coincidono. La scrittura insiste nel movimento fermo. Scrittura fissile che revoca ogni messa in opera. La maschera-scrittura allude all’eterno, abolendo lo spazio tempo della pubblicazione. “La maschera è il sintomo, ciò vuol dire che non c’è rappresentazione” direbbe e dice volentieri Bachisio Bandinu. Il che è lo stesso: le scritture sono il sintomo, il che implica l’impossibilità di una loro pubblicazione.
Non esistono scrittore e lettore: solo il flusso. coi suoi pezzetti incagliati. Gesti estremi, paradossi, coincidenze nell’opposto. Come questo libro senza catalogo.

Ciò mi basta, e basterebbe già di per sé ad abolire ogni riserva, compreso lo “I would prefer not to” scritto sulla soglia della pubblicazione scrivana. Ma più nel profondo, ho accettato di pubblicarlo in nome dell’unico principio che governa provvisoriamente ma con fermezza l’opera d’arte totale di Mario: la libertà. Libertà di parola, libertà di f/oto/grafia. L’arte di Mario Pischedda prolifera esorbitante travolgendo tutto, generando brandelli importanti dell’immaginario collettivo.

Un giorno scopriremo quanto l’epoca neobarbarica deve a Mario Pischedda. Io personalmente gli devo tutto. Figurarsi se non gli dovevo anche un libro: questo che tenete in mano. Nonleggetelo da cima a fondo e poi scagliatevelo nella memoria a caratteri di fuoco. A patto di non cercarlo mai, smemorati e contenti abiterete nell’oblio dell’unico libro con editore (ma) senza catalogo.

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