storie che non finiscono mai di sfinirci

 

“Papà, cosa c’è di secondo?”

Respiro. Non è colpa sua. Il seienne sarà forse vittima della programmazione, della mensa scolastica, della Milano Ristorazione, di tutto questo e altro ancora? Può darsi. Fato sta che è stato educato (in questo NON da me) ad aspettarsi la ricorsività della storia, il suo ripetersi sinuoso e prevedibile. Il condizionamento sociale bacia sulla bocca l’istintivo conservatorismo tipico della maggioranza dei bambini della sua età e io immancabilmente mi irrito, il più delle volte gli rispondo secco: « Bimbo, non siamo a scuola qui: non  che ogni volta devono per forza esserci antipasto – primo – secondo – contorno – frutta – dolce – caffé & ammazzacaffè ».
Lui non mi risponde, respira anche lui, forse non capisce come mai (come al solito) suo padre apparentemente incredibilmente non lo segua su strade tanto ovvie da essere battute da chiunque, tranne che da (me).

È qui che scatta il film perfetto: quello in cui invece di arrabbiarmi gli rispondo così:
«Bimbo, guarda che le storie non finiscono. Certo, s’interrompono, recalcitrano, fanno dei giri immensi e poi… (ah, no). Facciamo così: ti racconto una storia. La conosci quella di Sheherazade? Forse no. È la storia di una ragazza un po’ più risoluta delle precedenti mogli del re e ogni notte gli raccontava una storia bellissima, altrimenti come in Alice le tagliavano la testa. Promettimi una cosa: quando sei un po’ più grande leggerai questo».

Questo cosa? La storia di come “Le mille e una notte” hanno conquistato il mondo (sì, noi europei pensiamo che l’Europa sia il mondo, per quello abbiamo perso, per ora. Ma non si sa, appunto: è questo che ti voglio insegnare: che le storie non smettono mai di sfinirci.
Sei diventato grande?
Allora leggi qui:

«Nel Variopinto e canoro mercato del Cairo si aggira un signore francese un Bislacco e irrequieto viaggiatore a nome Antoine Gallande (1646-1715).

È stato a Costantinopoli, in Persia, in Arabia. sa bene l’arabo. Vede per terra in un angolo del mercato un grosso pacco di pergamene scritte in arabo da un’occhiata le compra per quattro soldi e se le porta a casa. comincia a leggerne e resta esterrefatto. Non hai mai letto niente di così bello. Le traduce in francese, comincia farle stampare, a Parigi, nel 1704, col titolo Le Mille et une nuits. Ne nasce una delle mode letterarie più vorticose che si siano mai viste. Tutta l’Europa legge del Mille e una notte, estasiata, tutti ne parlano per decenni, per secoli. La notizia che l’Europa intera sta impazzendo per le Mille e una notte giunge di rimbalzo lento rimbalzo nei paesi di lingua araba. “Ma guarda un po’, ma tu vedi, con tanti libri importanti che abbiamo scritto in arabo dei tempi di Maometto, gli europei sono andati a scegliere proprio questo. E che libro è?”. È un libro misterioso, non se ne trovo una copia nelle biblioteche arabe nemmeno mandandola a cercare con servi a cavallo, a cammello, a elefante, nelle grandi biblioteche di tutta l’Africa e di tutta l’Asia. Cos’era successo? Semplice: nelle grandi biblioteche arabe le Mille e una notte non erano mai state accettate e men che mai catalogate. Gli studiosi arabi serî non avevano mai tenuto in nessun conto le novelle di Sheherazade, considerandole letteratura amena di quart’ordine, un sottoprodotto di cui sarebbe stato poco dignitoso occuparsi . Non diversamente, nelle grandi biblioteche benedettine a cui abbiamo accennato nelle prime pagine della nostra storia entravano solo i libri serî in latino e se arrivava per sbaglio un libro scritto in volgare lo buttavano via (…)».

Gianpaolo Dossena, Storia confidenziale della letteratura italiana

Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola, così come nessuno si aspetta che la prossima rivoluzione scientifica passi per una storia d’amore. Bisogna ricordarsi di tutto, tener conto di tutto per potersi concedere l’oblio. Nessun progetto, nessuna storia  ha ancora detto l’ultima parola, perché tutto si rimodula in continuazione.
TUTTO.
ZERO.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...