Niente di personale

[il discorso a braccio pronunciato da gallizio per Pinot Gallizio (Alba, 12 febbraio 2014) ]

moneta-di-choc
«Buonasera a tutti.
Io faccio finta di non essere in imbarazzo nel presentarmi stasera ad Alba con questo nome quasi rubato a Pinot Gallizio. Se mi permetto di non farlo è solo perché penso stasera sia più importante testimoniare la sua persona, la sua vita e soprattutto ringraziarlo.
Ringraziarlo perché ci ha concesso questi primi 50 anni per provare a comprendere quello che è il suo pensiero, quella che è la sua arte. Che è un’arte difficile, che è un’arte profonda, che è un’arte sconvolgente: un’arte che passa per i quadri, ma è che passa anche per la sua scrittura e per il suo pensiero. E quindi qui e ora devo forse ammettere il punto che mi ha portato a questa scelta di reincarnarlo. Scusate se è una scelta estrema ma è lui a essere un personaggio estremo quindi ha senso forse filologicamente aderire a questa sua essenza.

Non dobbiamo aver paura di dire che la sua è un’arte difficile. Le sue idee hanno preso delle vie molto tortuose e forse adesso cominciamo un po’ a comprenderle. Vi faccio un esempio.  Nel 1959, quando è sgorgato il suo “Manifesto della Pittura Industriale”, l’Italia era un paese molto giovane, impegnato in questo suo momento di progetto e lui ha lanciato dei concetti assolutamente balzani, assolutamente estremi, che lo hanno poi fatto considerare da un lato un marginale e dall’altro un eccentrico e un buffo signore che si poteva permettere queste uscite. In realtà la mia testimonianza stasera vuole essere una presa di coscienza che l’idea alla base della Pittura Industriale, cioè questa idea di inflazionare l’arte attraverso una svalorizzazione seriale, continua, infinita quasi, di questo srotolamento infinito che lui parcellizzava con dei tagli, appunto è alla base di una cosa che oggi è diventata molto importante e di questo dobbiamo ringraziare Gallizio. La cosa molto importante è il digitale. Che cos’è il digitale se non diffondersi di cose preziose, perché le canzoni di GianMaria Testa o le riproduzioni dei quadri di Gallizio stesso (ho fatto degli esempi solo locali, ovviamente) e tutto quello che viene digitalizzato è sicuramente un qualche cosa che arricchisce la nostra vita ma il punto è che serviva un pensiero in grado di dare una nuova contabilità di questo valore e lui in questo Manifesto ha provato a introdurre un’altra cosa di cui dobbiamo essergli molto grati: una cosa che lui ha chiamato la moneta di choc. E qui forse vengo al motivo per cui sono molto felice di essere qua stasera e di aver accettato l’invito dell’assessore Farinetti a partecipare a questa festa del 2014. Gallizio aveva intuito che le emozioni erano qualche cosa che poteva incidere profondamente nella vita delle persone e poteva far accadere determinate situazioni. Quindi lui diceva “il tempo d’ora in avanti sarà soltanto un valore emotivo, una nuova moneta di choc”.

Pensate al cortocircuito di questi due concetti enormi: la moneta, che è ciò che rende possibile il fluire di tutti i valori nella nostra vita, e lo choc, questo richiamo profondo all’emozione. E quindi abbiamo pensato d’inaugurare questo 2014 di Gallizio facendo un appello su Twitter molto semplice (come lo erano poi le sue idee): ciascuno si prenda il tempo che vuole, che può, per concentrarsi e ringraziare tutte le persone che in qualche modo gli / le hanno salvato la vita. In modo semplice: con un quadro, con una canzone, con una parola, con uno sguardo.

Io tra l’altro devo ringraziare Francesca Comisso che nel 2002 mi fece vedere per la prima volta il “diario-registro” (di cui mi innamorai follemente, ma questo non possiamo dirlo!). Comunque, il punto è questo: far rivivere la sua idea dello choc e dell’emozione può essere molto fecondo. Il punto non soltanto è, cioè, mantenere le sue opere, conservare il patrimonio, che è sì una cosa fondamentale e in questa stanza ci sono persone che hanno e avranno un ruolo decisivo in questo, ovvero nel fatto che quest’arte abbia un futuro, ma è altrettanto importante che abbia un futuro e abbia una concretezza lo spirito e l’idea di Gallizio. E quindi abbiamo iniziato a lanciare questi pensieri di ringraziamento, prima di tutto a lui, al pittore, e poi a tutte le persone che ciascuno di noi deve ringraziare. Perché non bisogna vergognarsi di ringraziare: non è mai tardi per ringraziare né per salutare.
Quindi, ultima cosa che voglio dirvi, è che è molto difficile tentare di programmare queste idee nel futuro: è molto più facile ascoltarle, è molto più facile farle vivere dentro di noi, sintonizzarsi su di esse e provare appunto galliziescamente a far accadere delle cose tramite le emozioni.

Niente: Tanti anni fa ho pensato che facevo prima a metterle in atto che a spiegarle. Già stasera è stato difficile spiegarle e pensate che io sono dodici anni che ci provo (anche per me è incredibile accettare di aver preso questa strada ma tant’è). Questo non è un fatto personale. Come diceva Gallizio, “Ognuno fa nascere la sua Venere dove può” e allora io quando l’ho incontrato ho capito che era necessaria una presa di posizione estrema, nella difficoltà e nel grottesco di mettere in atto un’operazione di questo tipo, un’operazione che non saprei se definire artistica, culturale o soltanto sentimentale (forse sì) e quindi devo ringraziare Alba, Paola, Gallizio e tutto quello che sarà questo 2014, che, badate bene!, non è soltanto l’anniversario della sua scomparsa, ma io amo pensare che sia il cinquantesimo anniversario della sua rinascita. Grazie».

 

ripubblicato e arricchito su Medium

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