I trust the things themselves

“Oh, I have no intended impact. None at all. Each viewer can create their own experience, their own work from what they see. It’s nice if people understand the ideas and references behind my work, but it’s absolutely not necessary. There is no intention, no big idea behind that place. I just started it…” — Anselm Kiefer

Non mi capita spesso di decidere, decido continuamente.
È che le decisioni sono sempre sullo sfondo.
Solo così possono ambire a prendersi la scena.

È forse per questo motivo, (azzardo un’ipotesi: ogni cosa detta si sfarina nell’attimo esatto in cui esce dall’ombra), è per questo motivo, dicevo, che le scelte, che per altri possan darsi come dei lambiccamenti, a me di solito arrivano già pronte da prendere. È un azzardo, sì. Solo così evolve l’umanità.

Ci sono cose e persone che ti entran dentro, così, semplicemente.
Tu le lasci entrare, o meglio: li vedi che sono già dentro, lì seduti, incolumi. Li guardi, sereno, incolume anche tu, solo cercando di capire cosa stia accadendo, cosa diamine sono o sarebbero capaci di fare (loro)(lì).
In te. Malgrado loro.
Niente da dimostrare a nessuno, intendiamoci: quello che accade non è sotto gli occhi di tutti. Tu stesso lo intravedi appena, lo senti che monta. Loro lì, da dentro, nemmeno se ne rendan conto. Come abbian fatto non si sa. Non solo non lo sanno nemmanco loro, ma neanche lo saprebbero rifare, neanche te lo saprebbero raccontare.
— Niente affatto! —
Cosa ci fanno lì, bel belli, al centro esatto della tua vita. Sai solo che son lì, non potevano esser che lì, in quello che ha tutta l’aria di essere il loro habitat naturale.

All’inizio non capisci. Non c’è proprio niente da capire. Guardi un’immagine ricomporsi, un mosaico che, visto a ritroso, dà conto perfettamente della scelta che stai per fare. Perché in realtà l’hai già abbracciata, è l’unica cosa possibile da fare. A te non resta che prender semplicemente atto che è così. È intelligenza, intelletto.

Anselm Kiefer — Zweistormland/TheHighPriestess, Detail. 1986–89

Un lungo scambio di scritture. Pensiero che si fa nel suo darsi. Generoso. Fatto per dimenticarsi prima ancora di attaccare, di attecchire. La neve si accumula così e sventra case. Non per forza, era solo per dire che ha forza. Potenza in atto, potenza di sciogliersi e ricomporsi in forme nuove, libere.

Adriano Toccafondi io l’avrò incontrato due volte in vita mia. Non ci ho nemmeno mangiato insieme, a meno che non vogliate considerare una mangiata insieme due perfetti imbecilli col piatto in mano in un pallone gonfiato a una fiera. Gli ho parlato al telefono una sola volta: volevo fargli un saluto per il suo compleanno, tutto qui.
Dieci giorni fa in Norvegia l’immagine mi si è composta in testa, bell’è pronta. Senza colpo ferire mi sono accorto che il gallizioLAB poteva solo essere suo, ERA diventato suo. È suo. Decisione già presa, istantanea, retrodatabile, ma ho aspettato. Ho aspettato, ho fatto finta di aspettare, essenzialmente a dirglielo, ma perché era via, coi suoi, al mare.
Ora però glielo dico: frammento dopo frammento, scritta su scritta, il mio diventa il tuo progetto, Adriano.

Perché sì.

Non ho alcun mandato da darti, non c’è missione da compiere. È uno spazio di scrittura piccolo piccolo nato per avventura in una notte di Natale. Ho dato la possibilità ad alcune persone di scrivere in modo nuovo, in modo diverso, forse appena un po’ più libero. Il primo esperimento, 72 ore, 20 minuti un pezzo, poi un progetto di scrittura collettivo. Un abbozzo, di là da venire. Il mio intento era probabilmente di trasformarlo progressivamente in una zona di scrittura temporanea. A ripensarci, credo di aver fatto un po’ da tappo alle scritture, la mia impronta troppo connotata si nota e non giova. Ora mi sposto. È tempo che nuove energie battano nuove strade. Così come vengono o vorranno.

Quanto a me, lo scorso luglio ho steso un testo molto fertile e decisivo. Decisivo per me, per come intendo le scritture, per come intuisco che la mente gemini in luci scritte, pensate, associabili fluidamente. Il testo lega l’autosimilarità al principio di creazione, prova a dire come il pensiero, (anche) nella scrittura, si fa mondo. Vedremo.

Quanto a questa mia felice decisione sul gallizioLAB, mi viene in mente solo un antecedente (sic): Yves Klein a Dino Buzzati col loro rituale di cessione di una Zone de sensibilité picturale immatérielle. Si vede che si può fare anche con la sensibilità di scrittura. Vai Adriano, è tuo, qualsiasi cosa significhi.

Owning the immaterial https://careersuicideblog.wordpress.com/2013/02/12/owning-the-immaterial/

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