Il trucco non c’è e si vede

“Looks like a poster for action movie”

Le sconfitte della propria squadra vanno gustate a freddo e perdere è l’unica cosa che conta.

Lo dico anche da qui, il fronte per il retro, ma il senso è sempre identico: conta solo il risultato, perdere appunto.

Fosse tutto qui non ci sarebbe bisogno di una nota di commento, tanto meno mia. Ne potete leggere di ottime (ottime)(anche in inglese). Se la scrivo è solo perché mi è rimasto un dubbio.

Il dubbio che nella testa di Pep Guardiola sia accaduto l’irreparabile. Egli sa di aver perso il confronto con Massimiliano Allegri. E perdere il confronto con un allenatore che hai battuto è qualche cosa che va al di là dell’accettabile.

(Max, era Max) credit

Vincere ha vinto, nelle due partite anche meritatamente. Indiscutibile.
Ma battendolo ha perduto la sfida con l’allenatore italiano e sotto sotto (neanche tanto sotto) Pep lo sa. Non può non saperlo dopo aver detto che quella dell’andata a Torino è stata la sua miglior partita come allenatore.
Un uomo che ragiona così è un uomo che sa di calcio.
In quel contesto, la frase designa un fatto semplice e come tale inesorabile: nella sua testa quei 60 minuti valgono una carriera.
Impossibile non li valgano i 70 in cui ha subito il gioco di Allegri.

Cerchietti satanici

Il nostro cervello è un sistema aperto, il senso del mondo non è un dato, ma al contrario si riscrive e si ridefinisce istante per istante. Ogni nuovo significato rimette in gioco tutto, esattamente come nella lettura di un romanzo quando scopro un elemento nuovo, che ridefinisce il senso dello scritto sin dall’inizio e in tutto il suo tragitto.

Il mondo cambia gli uomini e gli uomini cambiano il mondo, senza soluzione di continuità.

Sono sicuro che, da grande uomo e da allenatore di genio qual è, Guardiola saprà trarre nei prossimi anni il senso del suo calcio, del suo fare calcio, del suo essere e plasmare calcio, in base al modo in cui andrà componendosi il mondo che ha in testa. Qualunque piega prenderanno e potranno mai prendere il mondo e il calcio nel suo farsi mondo nella testa e nel mondo di Pep, passeranno per la lezione del 16 marzo 2016. Nel calcio vincere non è importante: è l’unica cosa che conta. Per tutto il resto c’è il mondo. Io ci credo. Oltre la fine.

credit

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